Il Progetto Grumentum :

Le attività della missione fanno capo al Dipartimento di Dipartimento si Tempo, Spazio, Immagine e Società dell’Università di Verona, sotto la direzione di Attilio Mastrocinque. 

Le ricerche sono state sempre supportate dal Comune di Grumento Nova, che ha messo a disposizione del personale la sede, dotata di quanto è necessario per il soggiorno e il salone del castello Sanseverino per le attività didattiche e i congressi.  Inoltre la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Basilicata (in particolare, i soprintendenti M.L. Nava, M. Osanna, C. Greco, A. De Siena e il reggente M. Tagliente, e il museo archeologico nazionale di Grumento Nova, col suo direttore, prima A. Capano e poi S. Pagliuca) ha favorito in ogni modo le attività di ricerca e ha messo a disposizione i locali attigui al Foro.
L’ESU di Verona ha contribuito alle spese sostenute dagli studenti.  La Banca Popolare di Puglia e Basilicata ha dato un contributo finanziario alla missione; la Fondazione Cassa di Risparmio di Verona ha disposto il finanziamento di un progetto per acquisto di strumentazioni per l’archeologia.
Il Centro Veneto di Ricerche sulle Civiltà Classiche e Orientali (con il prof. Luigi Sperti) ha collaborato finanziariamente alle prime due campagne. Il Centro di eccellenza dell’Università di Perugia, con il prof. Maurizio Gualtieri, l’ing. Ermanno Finzi dell’Università di Padova, il prof. Marcello Ciminale dell’Università di Bari e il dott. Antonio Priore hanno dato un prezioso apporto con le prospezioni geofisiche.  Il laboratorio di fotogrammetria dello IUAV, sotto la guida del prof. Francesco Guerra, ha svolto attività di rilevamento, anche mediante foto aerea e da pallone aerostatico, fotografia tridimensionale con laser-scanner, restituzione digitalizzata di immagini 2D e 3D, che hanno dato alla documentazione archeologica un carattere di alta precisione e di ricchezza nella rappresentazione.

Storia
Le più antiche testimonianze di frequentazione del territorio provengono da insediamenti non urbani (Montemurro) di età ellenistica. Fra queste tracce si segnala una stipe votiva pertinente ad un santuario che sorgeva poco fuori le porte di Grumentum, nell’area dell’attuale museo archeologico nazionale Nella prima metà del III secolo a.C. sul pianoro grumentino sorgeva una città con impianto ortogonale, di cui sono state messe in luce alcune parti da L.Giardino. Si può quindi immaginare una fiorente e importante città, fondata da popolazioni lucane filoromane.

La presenza romana nel territorio grumentino divenne forte nel corso del III secolo, in seguito alla Terza Guerra Sannitica e alla guerra con Pirro. Grumentum venne conquistata da Roma, dopo che ebbe parteggiato per Annibale. Presso questa città i Romani vinsero, nel 207, uno scontro con Annibale, per la prima volta dopo Canne. Nel II secolo la città fu ridotta a prefettura, il che significa che aveva perso la sua autonomia. Essa fu distrutta durante la guerra sociale, e rifiorì soltanto a partire dalla metà del I secolo a.C., in seguito alla deduzione, sempre ad opera dei Romani, di una colonia.

Il prof. Attilio Mastrocinque, grazie ai dati di scavo e allo studio della tradizione storica antica, ha stabilito che la colonia romana di Grumentum è stata fondata in seguito alle leggi di Giulio Cesare varate nel 59 a.C.

A partire da questo periodo la città fu dotata di nuove mura con torri, di assi viari, di un acquedotto, del teatro, dell’anfiteatro, delle terme e del Foro con gli edifici templari.

L’impianto urbano romano della città rimase sostanzialmente inalterato fino al IV-VI secolo d.C. Dal VI secolo d.C. si attesta l’inizio dello spopolamento, mentre l’abbandono sembra essere avvenuto nel IX secolo. Nell’XI secolo il processo terminerà con l’arroccamento dei Grumentini a Saponara, l’attuale Grumento Nova.

Ricerche archeologiche
Il sito di Grumentum permette di studiare lo sviluppo urbanistico di una città dalle sue origini lucane fino all’alto Medio Evo. In particolare la missione sta concentrando, ormai dal 2005, le ricerche nell’area in cui sorgeva il Foro della città.

Accanto allo scavo stratigrafico si è svolta una serie di indagini volte all'esplorazione del sottosuolo attraverso strumenti quali il magnetometro, il geo-radar e il resistivimetro che hanno portato a risultati non trascurabili quale l’individuazione dei diversi periodi e fasi di vita e una prima proposta di ricostruzione del Foro.

Nella campagna del 2006 si è cominciato a mettere in luce un tempio rotondo, adiacente al Foro e al Capitolium. Il settore è stato diretto dal dr. Massimo Saracino. L'area è stata frequentata anche in età medievale e moderna, come dimostrano ceramiche, monete e i resti di un focolare.

Saggi condotti dal dr. Carmelo Malacrino sul lato NO del Cesareo hanno permesso di individuare un battuto molto compatto, che costituiva forse la più antica pavimentazione del Foro, databile in età tardo-ellenistica, poco prima della deduzione della colonia romana o durante la sua prima fase.

Gli scavi del 2007 nell’ambiente adiacente al Cesareo, sul lato Sud, proseguiti poi nei due anni seguenti, hanno ricostruito una sequenza di vita inquadrabile tra il IV secolo a.C. e il V secolo d.C. e finora hanno permesso di individuare questa sequenza di pavimenti: uno di età augustea, che conserva testimonianze della fase dei lavori per la costruzione del tempio; uno tiberiano, in fase con l’inaugurazione del tempio; uno databile poco dopo la metà del I secolo d.C., all’incirca in età flavia, contenente moltissimi reperti; uno databile verosimilmente all’età traianea e infine uno di età tetrarchica. Sul lato orientale del Cesareo è stata rinvenuta la parte bassa di una scala e sono emerse numerose scorie di bronzo e un ugello, chiari indicatori di attività di lavorazione del metallo. Notevole è stata la quantità di reperti provenienti dai vari strati, in particolare molte monete (circa 40) che coprono un arco cronologico dalla fine del I a.C. a tutto il IV d.C., frammenti di lucerne per lo più attribuibili alla prima metà del I d.C. e di terra sigillata africana. Il settore è stato diretto dalla dr. Federica Candelato.

Pare dunque che in epoca augustea si sia iniziato a lavorare alla monumentalizzazione del tempio in questione, che è il più antico della piazza forense. Il suo completamento risale all’incirca all’epoca tiberiana. Ad una data non molto lontana spetta anche la creazione del porticato con colonne sul lato Sud-Ovest della piazza e, qualche tempo dopo, la realizzazione del tempio D, il Capitolio.

A ridosso del Cesareo, sul lato Sud, sotto due blocchi lapidei probabilmente provenienti dal basolato del Foro, è stata trovata una deposizione di due adulti e di un bambino in associazione con una moneta di un figlio di Costantino. Questo permette di datare già alla prima metà del IV secolo la fine della vita politica del Foro cittadino e la sconsacrazione del Cesareo. Tuttavia l’uso di deporre monete costantiniane nelle tombe è perdurato a lungo.

Altrettanto importanti sono state le indagini nei bacini stratigrafici individuati sotto il Capitolio ad opera di Ugo Fusco. Sono state individuate le strutture rasate per far posto al nuovo tempio — il Capitolio — intorno alla metà del I sec. d.C. Dietro il lato posteriore del podio è emersa anche la parte finale di un edificio quadrangolare desinente in forma quasi circolare, con alcuni blocchi di pietra posti lungo il margine esterno circolare. L’anno successivo si è potuto appurare che si trattava di una fontana. Verosimilmente quando questa fu rasa al suolo, ne fu costruita un’altra, sul lato Nord del Cesareo, di cui si vedono ancora i resti. Si è potuto appurare che in età traianea le scale laterali del Capitolio sono state demolite e sostituite da scale frontali.

Negli ambienti ricavati entro le sostruzioni anteriori del Capitolio, è emersa una grande e profonda fornace per la calce.

Inoltre gli scavi seguiti dal dr. Ugo Fusco hanno messo in luce una complessa sequenza di battuti che hanno preceduto la pavimentazione lapidea del Foro, databile in età tiberiana o, al più tardi, claudia.

Gli scavi del 2008 hanno indagato buona parte del podio del tempio rotondo. La stratigrafia documentata nel 2007 in tre saggi è stata di fatto confermata dalle nuove indagini, a cura di Massimo Saracino.

Si è individuato anche il rifacimento della scalinata d’accesso, in epoca imprecisata, da mettere in relazione con il rialzamento della parte inferiore della gradinata stessa.

Si sono eseguiti, a cura di Ugo Fusco, saggi di scavo a ridosso delle parti superstiti della pavimentazione del Foro, al fine di intercettare le stratigrafie relative alle sue fasi di vita. La prima sistemazione della piazza è costituita da un battuto in ciottoli, frammenti ceramici e terra, databile nell’ambito della prima metà del I secolo a.C. Nell’ambito della seconda metà del I secolo a.C. questo battuto è stato sostituito da una pavimentazione in malta, la quale precedette la creazione dello stilobate del portico, che la taglia. Successivamente, in età augustea, viene realizzata la porticus e una nuova pavimentazione della piazza, costituita da un battuto in malta. Prima della realizzazione del lastricato si registra un’attività di spoliazione, attestata da una serie di fosse irregolari, disposte secondo un asse Est-Ovest. L’attuale lastricato, costituito da blocchi in pietre calcaree, presenta un terminus post quem per la sua costruzione all’età augustea. Probabilmente in questa fase viene realizzata anche una struttura, interpretabile come cisterna, o vasca ipogea, in relazione al sistema di smaltimento delle acque.

La campagna del 2009 ha permesso di portare in luce due basamenti posti davanti al Capitolio, nell’angolo SE, probabilmente destinati a sorreggere statue onorifiche. L’ambiente a ridosso del Cesareo, sul lato Sud, ha restituito una ricca messe di materiali. È possibile che un evento sismico, o altro fenomeno circoscritto nel tempo, abbia fatto crollare a pezzi l’intonaco affrescato, che è stato rinvenuto prevalentemente con la superficie rivolta verso il basso. Nel medesimo strato sono rimaste moltissime parti di animali macellate, pronte per la cottura, oltre che altri resti di pasto. Si tratta di ossa di bovino, pecora, maiale, gallo e altri uccelli, coniglio e lepre, chiocciole, molluschi marini, pesci ed altri animali ancora. Non è chiara la natura dell’evento legato a questa grande quantità di ossa. È possibile che si tratti di resti di una festa di carattere religioso, visto che provengono dai pressi di un tempio. Sono state trovate molte coppe, bicchieri, anfore vinarie, vasi e piatti, che completano il panorama.

A Sud-Est del Foro si è aperto un nuovo settore, affidato al dr. Vincenzo Scalfari, che ha messo in luce un muro parallelo al limite di fondo del Foro, databile ad età tiberiana, tracce di un probabile portico, parallelo al muro e posto subito a Sud-Est.

Tra il 2010-2013 lo scavo, a cura della dr. Fiammetta Soriano, presso il tempio rotondo ha concentrato le ricerche presso un nuovo saggio dal quale sono emerse attività di spoliazione di età tardoantica e al disotto cinque piani di vita. Il primo è uno spesso battuto in terra con tracce di buche di palo con al di sopra la prima pavimentazione in malta dell’area appartenete ad un’area scoperta. Seguono due pavimenti riferibili all’età augustea, da mettere in relazione con la costruzione del Foro, e infine l’ultima che costituisce il primo lacerto individuato della pavimentazione del tempio, ascrivibile all’età tiberiana.

Le tracce archeologiche e le prospezioni con il magnetomentro hanno suggerito l’apertura di nuovi saggi di scavo, diretti da Fiammetta Soriano, a O del tempio rotondo con il risultato di interessanti scoperte. Si tratta di alcune colonne in laterizio rivestite di intonaco interpretato come il braccio O di un portico (con più fasi di vita) del Tempio; mentre la parete di fondo era decorata con un intonaco a giardino che proseguiva, in corrispondenza del prtico, con una decorazione in III stile pompaiano.

I nuovi dati di scavo hanno permesso di datatre la costruzione del Tempio all’età tiberiana e di ricostruirlo come un monoptero con colonne in laterizio, preceduo da un altare, e circondato su due lati da un portico.

Infine, durante la campagna di scavo del 2013, lungo il lato NO del portico, all’esterno della porta dell’ambulacro, è stato scoperto un pavimento in cocciopesto con area centrale in mosaico colorato (bianco, rosso bordeaux, arancione chiaro e scuro, azzurrino e blu).

Nel settore di scavo a Est del Cesareo, diretto da Lara Pozzan, si sono trovati, entro un ambiente delimitato da muri, resti molti forni, fosse, buche di palo e riempimenti. La spessa e complicata stratigrafia dovrebbe spettare al IV secolo d.C., ma i materiali rinvenuti spettano per la stragrande maggioranza ai decenni centrali del I secolo d.C.

All’esterno dell’ambiente, sul lato Ovest, dove teoricamente si dovrebbe trovare un cardo, si è continuato un saggio di scavo, che permette di mettere in luce, apparentemente, una larga fossa di scarico riempita di moltissimi materiali, databili al I sec. d.C. (qualcuno I a.C.), misti a molte ossa di animale. Si è, infine, aperto un saggio a ridosso dell’angolo Sud del Cesareo, del quale si è arrivati a mettere in luce la cornice inferiore.

Nel settore di scavo a Est del Foro si è continuata l’indagine degli ambienti, già iniziata nel 2009, a cura della dr. Ine Jacobs. Si sono indagate, per lo più, le fasi tarde di occupazione ma, sono venute alla luce, anche alcune strutture murarie appartenenti a fasi di vita alto-imperiale. In particolare, è emerso un altro pilastro, simile a quelli scoperti nel 2009, 2010 e 2012. Non risulta tuttavia che tutti seguissero il medesimo allineamento. Due di loro sostituirono due colonne in laterizio. Inoltre, quello posto più a Nord risulta di dimensioni maggiori degli altri.

La parte orientale degli ambienti indagati risulta essere crollata e le macerie non furono rimosse. Il terreno fu invece livellato e rialzato portando una quantità di argilla. In una fase susseguente risultano scavate varie fosse nel materiale argilloso. Sul lato est del settore indagato è venuta in luce un’area pavimentata rozzamente con pezzi di laterizio disposti in orizzontale. La loro consumazione prova un uso prolungato di questo piano di calpestio. Al centro dell’area scavata risulta messa in luce un’ampia stanza, usata nell’ultima fase di occupazione.

In mezzo a questo pavimento e sul pavimento realizzato sopra il crollo sono stati trovati parecchi frammenti di ceramica comune, misti a ossa di animale, specialmente mandibole.

In epoca moderna i lavori agricoli distrussero le poche parti ancora emergenti delle strutture antiche. Un frammento di maiolica del tardo XIII o del XIV secolo prova la continuità di frequentazione dell’area nel Medio Evo.

Durante la campagna del 2013, dietro il muro Ovest della basilica si è aperto un saggio di scavo, a cura della dr. Chiara Maria Marchetti, con lo scopo di fornire una data approssimativa per la costruzione di questo edificio forense.

Le fasi di vita in questa zona sono risultate essere le seguenti. Sopra un terreno argilloso (simile al banco geologico) si trovava un pavimento in malta, in fase con un muro in ciottoli fluviali legati con malta con andamento NO-SE. Il pavimento è risultato tagliato a ridosso del muro della basilica, verosilmente per la realizzazione delle fondazioni del grosso muro perimetrale della basilica. Il taglio è stato riempito con laterizi e soprattutto pezzi di cubilia e scaglie di lavorazione del muro. Quando è stato eretto il muro si è pertanto distrutto, almeno in parte, il pavimento e lo si è rabberciato rozzamente. Sembra che il muro in ciottoli e quello della basilica delimitassero allora un corridoio.

Il muro in ciottoloni risulta essere poi stato rasato, probabilmente per ottenere un ambiente più ampio, utilizzando anche la stretta striscia fra il vecchio muro e quello della basilica. Sopra la rasatura, a ca 15 cm dal precedente piano in malta, si è steso un nuovo piano di calpestio. Di esso rimane poco, ma lo si intuisce vedendo lo spessore dei materiali usati per riempire e rialzare.

I materiali sottostanti il pavimento in malta vanno dalla tarda età ellenistica alla fine dell’epoca repubblicana, mentre quelli che stanno sullo strato superiore sono di epoca imperiale. La basilica sembra pertanto essere stata costruita in epoca augustea.

La campagna di campagna di scavo del 2014, ha chiarito molte cose sulla vita del tempio rotondo e in particolare sul suo portico. In questo settore i lavori sono stati seguiti dalla dr. Fiammetta Soriano.

Dai saggi condotti a Nord-Est del settore sono emerse una serie di strutture murarie attribuibili a diverse ristrutturazioni del portico. La prima ristrutturazione, non molto tempo dopo l’inaugurazione del complesso, fu volta a creare dei pilastri. Poi, non molto tempo dopo, si chiusero gli intercolumnii del portico, anche quelli fra i pilastri, creando così due ambienti rettangolari, i quali sostituirono il portico, e anche l’accesso all’area fu chiuso da un muro dotato di porta, che immetteva nel primo dei due ambienti. Tutto questo avvenne sotto gli imperatori giulio-claudii. Verso la metà del I secolo d.C. fu costruito il nuovo Capitolio, un grande tempio che faceva da pendant al Cesareo sui lati corti del Foro. In questa fase la piazza verso cui guardava il tempio rotondo perse definitivamente l’importanza che aveva prima, a vantaggio del Foro che era stato creato nella prima metà del I secolo d.C. Gli edifici del portico Nord del tempio rotondo furono rasati al suolo, per lasciare libero lo spazio laterale del Capitolio. Probabilmente fu lasciato in piedi l’ingresso al primo edificio del portico. Qui c’era una base quadrangolare con un gradino. Questo ingresso fu ulteriormente monumentalizzato in un’epoca ancora imprecisabile, forse nel II secolo d.C., quando fu realizzato un ambiente con bel pavimento dotato di un mosaico centrale e affreschi sulle pareti, di cui resta qualche traccia.

Particolarmente interessante è stata la scoperta di alcune strutture murarie, conservate in fondazione, di età tardo andica interpretabili come alcuni dei muri perimetrali di una chiesa dotata di abside rivolta a Est.

Presso il Cesareo è stato portato a termine, a cura di Lara Pozzan, un saggio iniziato nel 2013. I risultati sono molto interessanti e, procedendo dagli strati più bassi verso quelli più alti, si ha una sequenza di questo genere. Sopra lo strato presterile si trova un riporto grosso in argilla con ghiaia e laterizi. Sopra di esso fu realizzato un battuto in ghiaia con una superficie ben conservata. Questo battuto fu coperto da un riporto di terra, sopra il quale fu creato un battuto in ghiaia molto evidente. Sopra fu posta una preparazione in argilla e scaglie di calcare grossolane che sosteneva un altro riporto: il tutto sembra essere stato la preparazione di un nuovo piano, realizzato con poca malta. Sopra questo piano fu posta la preparazione di un nuovo piano in malta, tagliato da due buche di palo, poste a ridosso del limite Ovest dello scavo. Il pavimento è precedente la costruzione del tempio e corrisponde ai piani in malta del Foro. L’area della piazza in questa fase, poco dopo la metà del I secolo a.C., sembra essere stata dunque più grande di quella del Foro che si vede attualmente. Segue uno strato in scaglie di pietra grigia e ciottoli, che sembra costituire un piano, coperto da terra di frequentazione. Sopra questo piano con la sua frequentazione c’è un sottile strato di riporto con grumi di malta e piccoli lacerti di intonaco e stucco. Questo piano fu tagliato da una asportazione lineare, orientata in senso Est-Ovest che prosegue oltre i limiti del saggio. In questa fase fu innalzato il Cesareo e si cominciò a concretizzare il nuovo piano urbanistico del Foro, con portico e basilica.

In conclusione, dalle indagini fino ad ora eseguite dalla missione condotta da A. Mastrocinque risulta che il Foro fu dotato di pavimentazione all’incirca in età cesariana. In età augustea si iniziò la monumentalizzazione dell’area, con l’inizio dei lavori al tempio C, il Cesareo, e con la realizzazione di un primo porticato con colonne. Il maggiore sforzo nella monumentalizzazione dell’area fu dovuto ad un progetto realizzato in età tiberiana e poi completato con il Capitolio in età claudia (al massimo neroniana). Sotto Traiano si ebbe un’altra fase di rinnovamento, con la nuova pavimentazione del decumano, che attraversa anche il Foro. Nel II e il III secolo si registrano poche attività edilizie, mentre una ripresa, anche se in tono minore, si ebbe tra l’epoca dei Tetrarchi e quella di Costantino. Durante il IV secolo si devono essere verificati il crollo dei templi e il deterioramento del selciato della piazza. Seguirono le spoliazioni e il crollo del portico segnò una battuta d’arresto nella vita pubblica del Foro.

Ma il cambiamento più grande avvenne quando, tra IV e V secolo, si decise di costruire, a NO del tempio rotondo, una chiesa cristiana dotata di abside rivolta a Est. L’area del tempio che era sempre stata il centro ideologico e spirituale della città, trovandosi esattamente al centro, continuò ad essere tale in epoca di cristianizzazione.

Le recenti indagini di Enrico Cirelli e Fabio Saggioro sui materiali medievali hanno permesso di delineare una nuova ricostruzione della vita della città, che sembra protrarsi fino all’VIII secolo con una buona attività di importazione di materiali.