|
La linea del realismo in Germania Adolph Menzel e il realismo
narrativo. E’Berlino,
tra i centri artistici tedeschi, quello in cui la tradizione realista
mostra le radici più profonde e solide. Già nei primissimi anni del
XIX secolo lo scultore e disegnatore Johann Gottfried Schadow
(1764-1850) aveva polemicamente risposto alle osservazioni di Goethe
sullo spirito "prosaico” e "naturalista” dell'arte
berlinese rivendicando il valore positivo di quegli stessi caratteri.
La sua scultura e la grafica di Daniel Nikolaus Chodowiecki
(1726-1801) - autore di scene storiche e di vita contemporanea che lo
fecero soprannominare "lo Hogarth tedesco” - costituiscono il
punto di partenza di quella linea di realismo tedesco che è poi
soprattutto berlinese. La figura centrale di tale
tradizione è Adolph Menzel (Tempesta sulla
montagna di Tempelhof), che con le sue opere di grafica e i
quadri dedicati a Federico il Grande creò un nuovo genere di pittura
di storia, antitetica alle magniloquenti composizioni idealizzanti e
caratterizzata, invece, dalla messa a fuoco di fatti ed eventi
specifici raccontati secondo un realismo puntualmente narrativo. Gli
stessi caratteri
compositivi e di stile sono presenti nei dipinti di scene urbane -
parigine e berlinesi - e in quello che è considerato il suo
capolavoro, il Laminatoio. Max Liebermann e il periodo di formazione a Monaco. Nell'altro grande centro artistico della Germania, Monaco, l’idea che il bello artistico dovesse corrispondere con il vero era messa in pratica da Wilhelm Leibl (1844-1900) attraverso una pittura di rappresentazione analitica della realtà e della buona "natura”, fatta coincidere - come nelle Tre donne in chiesa - con la semplicità e l'autenticità della vita contadina. A Monaco si era formato il berlinese Max Liebermann (1847-1935) che, tornato a Berlino, sarebbe diventato il protagonista del naturalismo dell'ultimo quarto del secolo. Nella sua pittura di quel periodo, in cui si avvertono, progressivamente, influenze sempre più forti dell'impressionismo francese, svolgeva temi legati alla vita delle classi lavoratrici - Donne che spennano le oche, 1872; Lavoratori in un campo di rape, 1876; Le filatrici di Laren, 1887 - con impliciti accenti di critica sociale. Il lavoro di Liebermann - privo com’era di concessioni aneddotiche o di sentimentalismo - gli procurò la fama di "apostolo della bruttezza” . Su tali basi, il vecchio scontro tra realismo e idealismo si riaccese violentemente negli anni a cavallo del secolo: all'arte classicista sostenuta dal Kaiser Gugliemo II si contrapponeva adesso, guidata dallo stesso Liebermann, la Secessione di Berlino, dove la linea di un realismo sempre più duro e prosaico era rappresentata da Kathe Kollwitz, Hans Baluschek e Heinrich Zille.
|
Tempesta sulla montagna di Tempelhof
|